VESTITI CHE FANNO MALE!

Nei mercati della Brianza e in quelli di tutto il resto dell’Italia, sono sempre più affollate le bancarelle che vendono articoli con prezzi molto bassi. Maglie, scarpe, vestiti, giacche, pantaloni accatastati uno sopra l’altro con prezzi da 2 a 10 euro. La prima cosa che bisognerebbe fare è porsi una semplice domanda. Perchè costano così poco?

Nella maggior parte dei casi si tratta di merce usata, anche se raramente vediamo esposto qualche cartello nonostante l’articolo 21 c. 11-ter della legge regionale 6/2010 è molto chiaro in materia! Questa merce viene raccolta con i contenitori gialli stradali e dopo un trattamento di sanificazione e sterilizzazione sono avviati a filiere commerciali. (o almeno dovrebbe avvenire così)…

Il problema di questi abiti “vintage” è la provenienza sconosciuta! Batteri, parassiti e funghi possono sopravvivere sull’abbigliamento per lunghi periodi di tempo. Il calore però potrebbe uccidere tutti gli organismi e gli esperti raccomandano di lavare gli indumenti (con possibili zecche e altri insetti nascosti) nell’asciugatrice per 45 minuti prima di inserirli nella lavatrice.

MERCE USATA AL MERCATO

In altri casi si tratta di merce con tessuti e materiali di scarsa qualità.

Materiali sintetici, come il poliestere possono provocare infezioni in quanto trattengono molta umidità. Coloranti con sostanze chimiche che a contatto con la traspirazione possono scolorire lasciando quei residui sulla nostra pelle. Il NIchel che è contenuto nelle tinte scure è spesso fonte di allergie…

A correre i rischi maggiori sono sempre bambini e adolescenti che hanno la pelle più sensibile e recettiva e che sono più propensi a dermatiti e allergie. Purtroppo, anche se in Europa, c’è una legge che vieta l’uso di alcune sostanze nocive, non c’è controllo sui capi di abbigliamento che provengono da Paesi in cui è ancora diffuso l’uso di coloranti e sostanze tossiche per colorare i tessuti. Il consiglio è quello di leggere l’etichetta, cercando la qualità e preferire tessuti come cotone, lino, seta, lana e canapa.

Vediamo quali sono le sostanze, oggetto di studi internazionali che hanno portato, in Europa, all’emanazione di normative che ne vietano o riducono l’utilizzo a causa della loro tossicità.

Carrier alogenati: sostanze organo clorurate che vengono utilizzate per tingere a bassa temperature il poliestere e altri tessuti misti. Sono sospettati di essere cancerogeni per l’uomo. Coloranti azoici: rilasciano 22 ammine aromatiche considerate cancerogene. Si legano poco alle fibre sintetiche, quindi tendono a scolorire e ad essere assorbiti dalla pelle. Formaldeide: è un gas che viene utilizzato per fissare pigmenti e colori, nelle fasi di stampa e anche come conservante nella fase del confezionamento. La normativa europea prevede che la formaldeide non superi lo 0,02% perchè potrebbe provocare irritazioni agli occhi e alle prima vie respiratorie. Nichel: sostanza fortemente allergizzante Ftalati: vengono utilizzati soprattutto per le stampe plastificate sui tessuti. Possono staccarsi e depositarsi sulla pelle o essere inalati e ingeriti. Provocano problemi ormonali. Clorofenoli Pcp, Tpc e relativi sali: vengono utilizzati come antimicrobici e antimuffa. Le norme europee hanno ridotto il loro contenuto a poche tracce. Antiparassitari: le tracce sugli abiti derivano dalle enormi dosi di antiparassitari utilizzati per “bonificare” i container che trasportano i capi da una parte del mondo all’altra.

I consigli che si possono dare per evitare di trovarsi in situazioni poco piacevoli per la nostra salute sono indiscutibilmente legati al buonsenso. Prima di tutto, e come del resto in ogni ambito commerciale, diffidare dei prezzi troppo bassi. Sapendo che spesso questi nascondono sfruttamento della manodopera ed utilizzo di sostanze di bassa qualità (o addirittura pericolose), le offerte “troppo belle per essere vere” dovrebbero se non altro essere guardate con estremo sospetto.

Così come con sospetto vanno considerate le etichette incomplete o redatte in altre lingue: la mancanza dell’italiano fra le lingue presenti sulla confezione può essere un chiaro segnale di contraffazione del prodotto. Si tratta comunque, sicuramente, di un’infrazione della legge, che afferma che l’etichetta deve obbligatoriamente contenere informazioni in italiano. Oltre alle indicazioni nella nostra lingua, in etichetta va riportata anche la composizione del prodotto.

Comprate meno, comprate meglio! Fatelo per la vostra salute!